sabato 13 febbraio 2010

Erosione costiera a Metaponto, un problema di tutti!

Credo che, al punto in cui siamo, il problema dell'erosione costiera debba assurgere ad emergenza nazionale.

Sono stati spesi fiumi di parole.Gli studi sulle cause e gli esperti non riescono a partorire una proposta condivisa,tutti contro tutti con il risultato che Metaponto non c'è più.
Ma se Metaponto piange, le altre località lucane della costa jonica non sono meno interessate.
Qui è in gioco il futuro dell'intera regione, quindi occorre che, oltre alle Istituzioni, tutti noi cittadini ci facciamo carico del problema.
Può sembrare una banalità,ma l'erosione non è nè di destra, nè di sinistra, nè di centro; è una questione vitale per un'intera regione e deve avere la solidarietà di tutta la nazione.
Se una delle cause è l'aver sbarrato i fiumi per garantire il bene acqua ad altre regioni occore che questa solidarietà trovi compensazione in investimenti sovraregionali per realizzare gli interventi necessari alla salvaguardia del "bene arenile ",se il ripascimento dello scorso anno non ha funzionato occorre una soluzione migliore in tempi rapidi.
Se comunque il problema non fosse risolvibile definitivamente perchè...bla... bla... nella babele delle prolusioni scientifiche non se viene a capo, la politica deve decidere in modo possibilmente bipartisan di investire risorse regionali, nazionali etc. per interventi ciclici atti alla salvaguardia del "bene arenile" e dei livelli occupazionali.
Il settore turistico in Basiicata deve avere la stessa dignità degli altri settori produttivi.
Chiudo con un plauso alla maturità dimostrata dai responsabili delle associazioni di categoria nel portare avanti le loro rivendicazioni che, ripeto, devono essere sentite anche nostre: "Metaponto ed il suo arenile bene Comune"con l'augurio che questo ci accomuni al di sopra delle bandiere politiche. Un problema è un problema e basta.. e questo è di tutti come per le scorie.

Giambattista Mazzei
IDV Bernalda e Metaponto


martedì 9 febbraio 2010

Nasce l'Associazione Lavoratori Vittime del Precariato

Oggi nasce ALViP, l'Associazione Lavoratori Vittime del Precariato.


Non è un'associazione. E' l'associazione, l'unica che per la prima volta si preoccupa di tutelare tutte le categorie di lavoratori, senza distinzione alcuna. Molte volte abbiamo dei problemi che sembra siano proprie delle nostre situazioni, ma riuscendo a scambiarci le idee ed entrando in contatto con altre realtà possiamo scoprire che i nostri problemi sono gli stessi di tanti altri lavoratori.

L'associazione nasce in Lombardia, ma ha già dei riferimenti in tutte le regioni d'Italia. Ci auguriamo che la nostra rappresentatività possa aumentare, perché il nostro scopo è quello di mettere luce e porre evidenza su tutte quelle realtà che oggi sono al limite dello sfruttamento. In Italia non esiste una vera flessibilità, esiste una precarietà che è diventata lo stile di vita di tantissime persone.

Siamo qui oggi per cercare di aiutare voi e aiutarci. Ricordiamo che in questo momento, mentre stiamo parlando, qualcuno è andato a cercare lavoro, qualcuno non lo ha trovato e qualcun altro lo ha perso. Per tutte queste persone, che sono tantissime e che tenderanno ad aumentare nonostante ci facciano credere che la crisi sia finita, noi oggi ci siamo. Se non avrete la forza e il coraggio per parlare lo faremo noi per voi.

Per maggiori informazioni potete rivolgervi presso la sede IDV Bernalda in Piazza Plebiscito oppure http://www.alvip.it/

NUCLEARE: la soluzione si chiama referendum

Contro le regioni che non vogliono il nucleare, il Governo usa il bastone. Sfacciatamente ricorre alla consulta per far dichiarare incostituzionali le leggi regionali che rivendicano la loro autonomia sulle scelte energetiche, proprio come vuole, invece, la Costituzione.


Di incostituzionale c’è solo la legge del Governo sul nucleare e se non sarà la Consulta a riconoscerlo lo faranno i cittadini italiani con il referendum abrogativo che noi dell’Italia dei valori abbiamo promosso. Ma non basta questa: il programma nucleare italiano ha già cominciato a presentare il conto. Per inseguire il miraggio delle centrali nucleari il governo si è dimenticato di rispettare gli impegni presi con l'Europa per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Le centrali, infatti, se pure si faranno (il pure riguarda il fatto che le centrali tipo EPR attualmente in costruzione stanno subendo gravissimi ritardi per inattese difficoltà realizzative, inerenti anche la sicurezza), non entreranno in funzione prima del 2020, mentre il contenimento delle emissioni deve essere effettuato entro il 2012. Per questa data l'Italia e il ministro Scajola non saranno pronti e non raggiungeremo gli obiettivi europei. Da qui le sanzioni monetarie, cioè vere e proprie multe.

Questo costerà agli italiani la bella cifra di un miliardo di euro l'anno, mentre se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo rientrati nei vincoli della direttiva 20-20-20 che vuole appunto, entro il 2020, il risparmio del 20% di emissioni e l'aumento del 20% dell'energia elettrica da fonti rinnovabili e quindi avremmo avuto più energia verde e meno multe da pagare.

Negli anni che vanno dal 2012 al 2020 l'Italia pagherà per l'infrazione comunitaria più di 9 miliardi di euro di sanzioni. Questo sarebbe pari al costo di due centrali nucleari, ai costi previsti da Scajola e dall'ENEL. O forse di una, poiché i conti di Scajola sono sempre truccati in difetto, per rendere appetibili le centrali nucleari. Noi sappiamo che in realtà una sola centrale nucleare costa più di 8 miliardi di euro. A questo costo di realizzazione il chilowatt nucleare, sommando anche i costi di stoccaggio delle scorie e di smantellamento degli impianti, è più caro di quello da fonti convenzionale e costa quasi quanto quello dell'eolico.

Se qualcuno si chiede dove starebbe, allora, il guadagno dei gestori degli impianti nucleari, la risposta è semplice. Nella garanzia dello Stato di una lievitazione preordinata e sancita contrattualmente con i gestori degli impianti delle tariffe elettriche, attraverso un adeguamento costante delle stesse, in modo da garantire la congrua e forzosa remunerazione dell'investimento. Ecco il miracolo delle centrali nucleari: se ne fai una poi non puoi più spegnerla e devi pagarne i costi senza fiatare.

Come si dice: se le conosci le eviti. Scajola, però, non ha questo problema. Lui non teme l'epidemia . Lui la diffonde. Un moderno untore nucleare. La protezione contro l'infezione nucleare si chiama referendum.
 
Paolo Brutti